Pio Paschini – Biografia

Pio Paschini (1878-1960)

Pio Paschini

1878-1960

PASCHINI, Pio. – Nacque a Tolmezzo, in Carnia, il 2 marzo 1878, primo di undici figli, da Daniele e da Caterina Bonitti, originaria di Gemona del Friuli.
Dopo avere compiuto i primi studi presso il seminario vescovile di Treviso, nel 1895 entrò nel seminario arcivescovile di Udine e quindi fu inviato a Roma per completare la sua formazione al seminario dell’Alta Italia e per studiare diritto canonico all’Università Gregoriana. Nel 1901 rientrò a Udine, fu ordinato sacerdote, iniziò a insegnare nel seminario udinese, dove dal 1906 fu docente di storia ecclesiastica e di diritto canonico, e cominciò a partecipare alla vita culturale cittadina divenendo socio – corrispondente nel 1907, ordinario dal 1911 – dell’Accademia udinese di scienze, lettere e arti. Nel 1913, dopo che una serie di ricerche sulla storia delle origini della Chiesa aquileiese gli aveva fatto ottenere una certa fama di studioso (oltre che un’accusa di modernismo che però non ebbe conseguenze), fu chiamato a Roma per insegnare storia ecclesiastica nel Pontificio Ateneo Lateranense, appena riorganizzato per volontà di Pio X. A Roma Paschini trascorse gli altri anni della sua lunga vita, diventando nel 1930 canonico di S. Giovanni in Laterano e nel 1932 (e sino al 1957) rettore dell’Ateneo Lateranense. Tutta la sua carriera si svolse nell’ambito delle istituzioni culturali: fu nominato membro della Pontificia Commissione di archeologia, consultore della Congregazione dei seminari, libero docente di storia moderna all’Università di Roma, pro-custode dell’Accademia dell’Arcadia e partecipò – almeno dal 1941 e sino al 1962 – alle iniziative dell’Istituto nazionale di studi romani. Ottenne, inoltre, la direzione dell’Enciclopedia cattolica (1948-53), opera cui dedicò grande impegno e per la quale redasse anche numerose voci, e la presidenza del Pontificio Comitato di scienze storiche (dal 1954). Poco prima della morte, nel 1962, fu consacrato vescovo titolare di Eudossiade.
Il trasferimento a Roma non ruppe il legame di Paschini con il Friuli e con il seminario arcivescovile di Udine, al punto che decise di donare a quest’ultimo la sua biblioteca e il suo archivio privato, ricco di migliaia di lettere, che il sacerdote aveva riordinato poco prima della morte e che ora, inventariato nel 2010, è consultabile presso la Biblioteca P. Bertolla del seminario.
Tra quelle carte si conservano molte lettere di preti friulani – interessanti soprattutto quelle degli anni Venti che raccontano il Friuli durante il primo dopoguerra e la formazione del Partito popolare –, numerose missive di personaggi pubblici del Friuli e soprattutto della Carnia, i quali si rivolgevano al loro concittadino divenuto un prelato importante, mentre sono rare le lettere di altri studiosi e manca quasi del tutto la corrispondenza relativa all’Enciclopedia cattolica (si conserva però una lettera di Agostino Gemelli che lamenta lo scarso ruolo dei professori dell’Università cattolica nella realizzazione dell’opera: fu lo stesso Paschini a redigere la voce Università cattolica).
Anche alle istituzioni culturali venete e friulane egli rimase sempre legato: dal 1914 fu socio corrispondente esterno della Regia Deputazione veneta di storia patria e dal 1921 deputato della Regia Deputazione di storia patria per il Friuli, inoltre negli anni Venti e Trenta collaborò con la Società istriana di archeologia e storia patria, diretta da Francesco Salata.
L’ampia produzione storiografica di Paschini, che comprende, accanto a scritti di largo respiro, un’infinità di contributi brevi e talvolta brevissimi, non è interamente censita. Un elenco, preparato dallo stesso Paschini, che non tiene conto delle voci d’enciclopedia e di molte recensioni, e arriva sino al 1948, è inserito in De Luca, 1948, pp. 9-26; lo riprende e completa Maccarone, 1963b, pp. 259-304. Da questa bibliografia risulta che Paschini scrisse circa trecento studi tra saggi e monografie, numerose voci di enciclopedia (nel Dictionnaire d’histoire et de géographie ecclésiastiques, nell’Enciclopedia italiana, nell’Enciclopedia cattolica e nella Bibliotheca sanctorum) e un numero esorbitante di recensioni sparse tra molte riviste e soprattutto nelle Memorie storiche forogiuliesi (dal 1912 al 1960), negli Studi medievali (concentrate negli anni Trenta, durante la direzione di Pier Silverio Leicht e Luigi Suttina), nella Revue d’histoire ecclésiastique (dal 1923 al 1940) e nella Rivista di storia della Chiesa in Italia (dal 1947 al 1961).
Paschini iniziò la sua attività di ricerca ponendosi alla scuola di quei sacerdoti che tra fine Ottocento e inizio Novecento si erano dedicati allo studio della storia della Chiesa. Al seminario di Udine gli fu d’insegnamento Giuseppe Ellero, ma presto egli entrò in contatto con altri studiosi: nel 1902 il suo primo scritto di peso – una ricerca sulle origini della diocesi di Aquileia – fu pubblicato nella Rivista di scienze storiche della Società cattolica di studi scientifici diretta a Pavia da don Rodolfo Maiocchi. Qualche anno dopo il gesuita Fedele Savio gli commissionò la stesura del volume dedicato ad Aquileia per l’opera in più volumi Gli antichi vescovi d’Italia dalle origini al 1300, descritti per regioni. Fu un lavoro che lo impegnò per molti anni, durante i quali egli prima ricostruì le vicende storico-politiche ed ecclesiastiche del patriarcato di Aquileia procedendo secondo l’ordine cronologico e stendendo numerosi saggi apparsi quasi tutti nelle Memorie storiche forogiuliesi, e poi raccolse i risultati della ricerca in un’opera di sintesi, la Storia del Friuli (I-III, Udine 1934-36, rist. Udine 2010) nella quale la storia regionale, imperniata sulle vicende dei patriarchi, è trattata con larghezza di informazioni sino al XV secolo e quindi scorsa assai più rapidamente sino alla Rivoluzione francese.
Storico quasi esclusivamente del Medioevo quando si occupava del Friuli e – più raramente – dell’Istria, Paschini si dedicò prevalentemente all’età moderna nelle ricerche di storia della Chiesa che intraprese dopo essere giunto a Roma, quando cominciò a frequentare l’Archivio segreto Vaticano e la Biblioteca Vaticana. In questi studi egli abbandonò l’attenzione alla storia di una Chiesa locale, come era nella tradizione degli studi storico-religiosi in cui si era formato, per dedicarsi in particolare alla ricostruzione della biografia di prelati. In questi scritti il suo interesse cadde prevalentemente, ma non esclusivamente, su uomini di Chiesa veneti o friulani che erano entrati in contatto con la curia romana, oppure su religiosi provenienti da altre regioni ma attivi nel patriarcato (tra i tanti il calabrese Guglielmo Sirleto, al quale egli dedicò una biografica che è considerata la sua opera migliore in questo campo, Pier Paolo Vergerio, Carlo Borromeo, Gaetano da Thiene, Antonio Caetani, Leonello Chieragato, Ermolao Barbaro, Domenico Grimani, Ludovico Trevisan e Marco Barbo). I risultati di queste ricerche si concretizzarono in numerose monografie, molto documentate (pubblicate dalla fine della prima guerra mondiale agli anni Cinquanta e, negli ultimi tempi, talvolta raccolte in volume con qualche aggiustamento), nelle quali l’attenzione dell’autore, segnata dal gusto per il dettaglio preciso e per la ricostruzione minuta, è concentrata quasi esclusivamente sulle vicende evenemenziali, mentre gli aspetti legati alla riflessione religiosa o, più in generale, all’ambito culturale rimangono sullo sfondo. La familiarità con questi temi, oltre all’autorevolezza raggiunta dall’ormai maturo studioso, valsero a Paschini l’incarico di presidente del Comitato per le celebrazioni del quarto centenario del concilio di Trento che iniziò la sua attività nel 1942. Nello stesso periodo egli si vide affidata dalla Pontificia Accademia delle scienze, presieduta da Gemelli, la stesura della biografia di Galileo Galilei. Per lo studioso si trattava di un impegno gravoso (sia perché lo costringeva a misurarsi con la storia della scienza, una materia per lui nuova, sia perché riguardava il XVII secolo da lui poco frequentato) che si sommava ai suoi altri compiti, ma che egli svolse con cura e passione. L’opera però gli riservò gravi amarezze perché la sua pubblicazione venne impedita prima dall’intervento di Gemelli, che la riteneva poco opportuna, poi dal S. Uffizio che, pur senza rimproverare a Paschini errori di fede, lasciò la questione in sospeso a tempo indeterminato. Di queste decisioni Paschini fu informato solo parzialmente e dalla sua corrispondenza (soprattutto dalle lettere indirizzate al suo amico Giuseppe Vale, professore di storia ecclesiastica al seminario di Udine) risultano i vani tentativi che fece per giungere alla stampa del suo Galileo. L’opera fu edita postuma nel 1964, in occasione del quarto centenario della nascita di Galilei, ma (come ha rivelato il confronto con l’autografo che ancora si conserva nella Biblioteca Bertolla del seminario di Udine) con interpolazioni che smussano le valutazioni di Paschini talvolta severe con l’Inquisizione.
Durante i corsi che impartiva all’Ateneo Lateranense, Paschini non esponeva le sue ricerche, ma preferiva proporre grandi quadri di storia ecclesiastica: da questa esperienza didattica è nato negli anni Venti un manuale di storia della Chiesa pensato per l’insegnamento nei seminari (intitolato prima Appunti di storia ecclesiastica, poi Lezioni di storia ecclesiastica). Egli, inoltre, ebbe attenzione per la divulgazione: lo testimoniano numerosi suoi interventi su strenne e giornali, ma anche opere più ambiziose come il libretto San Paolino patriarca (802) e la Chiesa aquileiese alla fine del secolo VIII (Udine 1906) e la sintesi Dal mondo romano al mondo cristiano (Bologna 1964), pubblicata postuma come primo volume dell’opera del fondatore dell’Istituto nazionale di studi romani Carlo Galassi Paluzzi, La Basilica di S. Pietro (Bologna 1975).
Paschini morì a Roma il 14 dicembre 1962.

Fonti e Bibl.: G. De Luca, Mons. Paschini. La sua scuola. I suoi studi, in Miscellanea P. P. Studi di storia ecclesiastica, I, Roma 1948, pp. 1-26; M. Maccarrone, Mons. P. P. (1878-1962), in Rivista di storia della Chiesa in Italia, XVII (1963a), 2, pp. 181-221, ripreso in Id., Mons. Paschini e la Roma ecclesiastica, in Lateranum, n.s., XLV (1979), pp. 158-218; Id., Bibliografia degli scritti di P. P., in Rivista di storia della Chiesa in Italia, XVII (1963b), 2, pp. 259-304; G. Alberigo, Il Cinquecento religioso italiano nell’opera storica di P. P., ibid., pp. 234-247; G.C. Mor, Paschini e la storia del Friuli, ibid., pp. 222-233 [= G.C. Mor, P. P. storico del Friuli, in Memorie storiche forogiuliesi, XLV (1962-64), pp. 5-18]; Atti del Convegno di studio su Pio Paschini nel centenario della nascita 1878-1978, s.l. s.d. [ma 1978]; G. Miccoli, Metodo critico, rinnovamento religioso e modernismo a proposito di P. P., in Id., Fra mito della cristianità e secolarizzazione. Studi sul rapporto chiesa-società nell’età contemporanea, Casale Monferrato 1985, pp. 93-111 (già pubbl. in Metodi e ricerche. Rivista di studi regionali, I (1980), 3, pp. 17-33; P. Zovatto, P. P. e il modernismo, in Humanitas. Rivista bimestrale di cultura, n.s., XLIII (1988), 2, pp. 251-275, P. Simoncelli, Storia di una censura. “Vita di Galileo” e Concilio Vaticano II, Milano 1992; Id., La guerra e la liberazione nell’epistolario di P. P. rettore del Pontificio ateneo lateranense, in Rivista di storia e letteratura religiosa, XXIX (1993), 3 pp. 555-588; Id., Sul IV centenario del concilio di Trento (1545-1945) e le origini storiografiche della “riforma cattolica”, in Nuova rivista storica, CXII (2008), 2, pp. 391-410; M. Zabbia, P. P. (1878-1962), in Reti medievali. Memoria. Profili e materiali, 2008, http://fermi.univr.it/rm/Memoria/Mem-prof-paschini.htm (4 dicembre 2014); C. Scalon, Paschini Pio, sacerdote e storico, in Nuovo Liruti. Dizionario biografico dei friulani, III, L’età contemporanea, Udine 2011, pp. 2531-2544 (anche on-line http://istitutopiopaschini.org/pio-paschini/; 4 dicembre 2014).

di Marino Zabbia – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 81 (2014)

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