Franco Bartoloni – Biografia

Franco Bartoloni

Franco Bartoloni

1914-1956

BARTOLONI, Franco. – Nacque a Roma da Alberto e da Maria Letizia Ferrero il 13 giugno 1914 e a Roma compì gli studi, laureandosi in lettere nel 1936 con una tesi su Il Senato romano e la sua cancelleria dalla “renovatio” a Carlo d’Angiò.
Suoi maestri furono V. Federici e P. Fedele; l’uno guidò i primi passi del B. nel campo delle discipline ausiliarie della storia (e sotto la guida di lui uscì nel 1934 il primo lavoro del B., una equilibrata e ancor oggi utile collezione di Esempi di scrittura latina dal secolo I a.C. al secolo XV), mentre il secondo orientò in modo definitivo i suoi interessi inducendolo a studiare i documenti della Roma medievale. Vinti due concorsi per gli istituti temici, il B. ottenne nel 1937 un comando presso l’Istituto di paleografia dell’università di Roma e si dedicò allo studio – oltre che di alcune raccolte documentarie romane, pubblicando nel 1938 un fascicolo dell’Archivio paleografico italiano dedicato agli atti del Senato romano e nel 1941 Le più antiche carte del monastero dei SS. Domenico e Sisto – anche dei documenti benevantani, che concluse nel 1950 con la magistrale edizione de Le più antiche carte del monastero di S. Modesto di Benevento e cm il saggio Note di diplomatica vescovile beneventana (in Rendiconti dell’Accad. Naz. dei Lincei,Classe di scienze morali, stor. e filol., s. 8, V [1950], pp. 425-449).
Dopo aver partecipato alla seconda guerra mondiale, prima come ufficiale di complemento, poi come comandante partigiano nella zona di Roma, il B. riprese, con ancor maggiore impegno e umana maturità, la sua attività di studioso: è del 1948 la monumentale edizione del Codice diplomatico del Senato romano (Fonti per la storia d’Italia,n. 87). Nel 1950 vinse il concorso per la cattedra di paleografia e diplomatica, che tenne prima • Messina e poi, dal novembre del 1951, • Roma. – Conscio della necessità di un rinnovamento dell’erudizione storica e della dignità di discipline autonome della paleografia e della diplomatica, il B., erede dell’indirizzo di studi che era proprio di quella “scuola romana” fondata da E. Monaci, fece dell’Istituto di paleografia dell’università di Roma un centro di propulsione di attività diverse, ma tutte intese a fornire agli studiosi nuovi strumenti di ricerca e a fondare su basi più sicure sia la conoscenza degli antichi manoscritti, sia l’interpretazione dei documenti medievali. Dimostrando grandi capacità organizzative, egli dette vita al progetto di un censimento, svolto su base intemazionale, dei documenti pontifici da Innocenzo III sino al 1417 e ad un programma di inventariazione dei codici latini datati o databili, che fu poi ripreso e patrocinato dal Centre nationale de la recherche scientifique di Parigi, mentre riusciva a far rinascere, con nuovo programma e in nuova veste, il Bullettino dell’”Archivio paleografico italiano”, unico periodico italiano dedicato alle discipline ausiliarie della storia. Riorganizzò inoltre su nuove basi la Scuola speciale per archivisti e bibliotecari delruniversità di Roma, di cui, dal novembre del 1955, fu preside.
La sua prolusione romana del novembre del 1951 (Paleografia e diplomatica: conquiste di ieri e prospettive per il domani, in Notizie degli Archivi di Stato, XIII [19531, pp. 119-129) non rappresentò solo un discorso programmatico, ma anche il bilancio dei più intimi orientamenti dello studioso: oltre che per la dìrezìone di numerose imprese e per l’insegnamento, cui pure si dedicava con slancio, il B. trovò il tempo per terminare nuove ricerche che mostravano la sua aspirazione a giungere, attraverso lo studio dei documenti, esattamente inquadrati e interpretati con tecnica raffìnata, a una più larga comprensione dei fenomeni storici di cui erano diretta testimonianza, rivelando così la sua vocazione di storico.
La morte immatura, che lo colse a Roma l’8 nov. 1956, al termine di una fulminea malattia, gli impedì di portare a compimento molti altri progetti e lavori.
Nella sua attività di studioso vanno distinti i contributi alla storia della scrittura latina da quelli forniti nel campo specifico della diplomatica. Egli stesso dichiarava di sentirsi più diplornatista che paleografo. In un momento in cui la scuola francese dei Mallon, dei Marichal, dei Perrat individuava in alcuni fattori tecnici intervenuti a inutare l’evoluzione della scrittura romana le origini di ogni ulteriore sviluppo delle forme grafiche, il B., rimasto diffidente di fronte a tali nuove teorie, volgeva i suoi interessi paleografici verso temi schiettamente “medievali”, cui lo inducevano o la sua vocazione di diplomatista o la sua necessità di chiarezza nel campo della metodologia: nacquero così i saggi dedicati alle scritture precaroline, nei quali impostò in modo nuovo uno dei problemi più spinosi della storia della scrittura latina, e la relazione su La nomenclatura delle scritture documentarie al X Congresso internazionale di scienze storiche del 1955,con la quale richiamò l’attenzione degli studiosi su uno degli argomenti solitamente più trascurati della paleografia.
Ma l’attività scientifica al B. più congeniale, e nella quale raggiunse i risultati più origínali, fu l’edizione di atti pubblici e privati, preceduto e seguito ciascuno, nel regesto, nelle osservazioni introduttive, nell’apparato critico, da complesse trattazioni storiche, giuridiche, filologiche; né egli mancò di condensare in alcuni succosi saggi di ricostruzione storica il frutto delle ricerche direttamente condotte sulle raccolte documentarie (cfr. Per la storia del Senato romano nei secoli XII e XIII,in Bullett. dell’Istituto storico italiano per il medio evo e Archivio Mura60 [1946], pp. i-108; Un trattato tortano, del secolo XIII tra Roma e Alatri, ibid., 61 [19491, pp. 125-161).Nel campo della diplomatica teorica, inoltre, egli ebbe il merito di iniziare, per l’Italia meridionale, ricerche intorno alle cancellerie vescovili, di rivelare l’organizzazione e la storia della cancelleria senatoriale romana, e di porre su nuove basi lo studio delle suppliche pontificie per i secc. XIII e XIV.

Bibl.: Cfr. le necrologie di A. Pratesi, in La Bibliofilia,LVIII (1956), pp. 233-237, di R. Morghen, in Bullett. d. Archivio paleografico ital.,n. s., 11-111 (1956-57), parte I, pp. 7-10 (con elenco delle opere del B. a cura di A. Pratesi), di V. De Donato, in Notizie A. I. B., Il, 4 (1956), pp. 25-29, di A. Frugoni, in Bullett. dell’Ist. stor. ital. per il medio evo e Arch. Muratoriano,69 (1957), pp. 365 s., e di G. Cencetti, in Arch. d.Soc. romana di storia patria,LXXXI (1958), pp. 213-225.

di Armando Petrucci – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 6 (1964)

Il CISAM consiglia

Franco Bartoloni, Scritti, a cura di Vittorio De Donato e Alessandro Pratesi (Collectanea, 6)

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