Giorgio Cencetti – Biografia

Giorgio Cencetti

1908-1970

CENCETTI, Giorgio. – Nato a Roma il 30 genn. 1908 da Edoardo e da Francesca Monti, appena dodicenne, studente ginnasiale, si era iscritto al gruppo giovanile nazionalista “Ruggero Fauro”, e ciò gli valse, più tardi, la qualifica di fascista “antemarcia”.
In una lettera del 1937 il C.asserisce di aver “partecipato – bambino, quasi – al combattimento a S. Lorenzo presso il feretro di Enrico Toti”; e negli anni successivi (intorno all’anno 1924), sempre secondo le sue affermazioni, di essere stato anche coinvolto in alcuni scontri con gli Arditi del popolo. Questo suo passionale nazionalismo lo spinse alla fondazione di un gruppo irredentista d’azione dalmata, ed a chiedere poi (1938-1940) l’arruolamento come volontario, anche se era esonerato.
Si laureò in giurisprudenza nel 1929, e prestò servizio, come insegnante provvisorio, per gli anni 1925-26 (prima della laurea) e 1931-32, presso le scuole elementari di Tor di Quinto. Intanto si era anche iscritto alla facoltà di lettere, ma la morte del padre e le conseguenti necessità economiche lo costrinsero a chiedere l’abilitazione all’insegnamento della stenografia, e in pratica a interrompere per il momento il nuovo corso di studi.
Entrò per concorso negli Archivi di Stato nel 1933 come archivista in prova, e fu destinato alla sede di Bologna, dove ebbe ben presto la reggenza della direzione. Accanto però al lavoro buxocratico svolse una intensa attività di ricerca: si ricordano la collaborazione alla mostra del Digesto e dello Studio di Bologna ed a quella degli Statuti delle arti (1933); l’inventario delle carte Aldini (1935); il censimento delle più antiche carte bolognesi (1934-1935); la bibliografia degli statuti di Bologna e Romagna (1036-37). Nel 1941 otteneva la libera docenza in paleografia, e concludeva gli esami del corso di lettere e la dissertazione di laurea, che ritenne però opportuno non sostenere. Nello stesso anno aveva l’incarico di paleografia e dottrina archivistica presso la scuola annessa all’Archivio di Stato di Bologna, e dal 1944 anche quello di paleografia presso la facoltà di lettere.
Durante la seconda guerra mondiale si adoperò nel recupero del materiale archivistico di Villa Talon, e nella organizzazione dei nuovi archivi dalmati con il censimento e il recupero del materiale di Cattaro Cherso, Fiume e Zara. Per questa sua esperienza fu delegato, nel 1948, del governo italiano per la esecuzione del trattato di pace con la Iugoslavia in materia archivistica. Nel 1951 lasciò gli archivi avendo vinto il concorso per la cattedra di paleografia latina e diplomatica dell’università di Bologna. Svolse una intensa attività didattica, e ricoprì gli incarichi di insegnamento di storia del cristianesimo, poi di storia moderna; tenne lezioni di paleografia e diplomatica presso la Libera scuola di scienze storiche L. A. Muratori di Verona; e a Roma, presso la Scuola speciale per bibliotecari ed archivisti, insegnò bibliografia e biblioteconomia, poi storia del libro e delle biblioteche, e archivistica speciale. Sono di questo periodo le sue ricerche più significative sulla storia della scrittura.
Dal 1959 passò, per concorso, alla cattedra di paleografia e diplomatica dell’università di Roma. Gli anni romani furono segnati da un particolare impegno: fu preside della scuola speciale per archivisti e bibliotecari, direttore dell’istituto di paleografia e diplomatica; collaborò con il Comitato internazionale di paleografia. Favorita da una forte umanità, la sua azione didattica riuscì in pochi anni a caratterizzare una scuola di ricerca; si aggiunse l’avvio e la partecipazione diretta a molteplici iniziative, tra cui la pubblicazione delle carte dell’abbazia di S. Croce di Sassovivo, che era stata proposta da F. Bartoloni ed il cui primo volume, a cura del C., uscì postumo a Roma nel 1973.
Il C. morì a Roma il 13 giugno 1970 dopo una breve improvvisa malattia.
Nella prima formazione del C. hanno avuto rilievo l’insegnamento di V. Federici, i cui corsi di paleografia seguì a Roma anche se episodicamente, poi la familiarità negli anni bolognesi con P. Torelli (che, ordinario di storia del diritto a Firenze, aveva l’incarico di paleografia e diplomatica a Bologna), nonché lo studio attento della produzione di Schiaparelli, e, più tardi, la suggestione dello Steinacker. L’esperienza archivistica del C., che egli approfondì con la conoscenza del materiale bolognese, si esplicò dapprima nella pubblicazione di fonti documentarie, poi nel lavoro di riordinamento e nell’edizione di inventari. Questi due momenti si vennero però nel C. progressivamente affinando nella necessità, da un lato, di capire a fondo il significato ed il valore giuridico della documentazione, e, dall’altro, di capire e definire la funzione dell’archivio: sono significativi gli studi sul contratto di enfiteusi nel territorio bolognese, e la teorizzazione del metodo storico nell’ordinamento degli archivi. Contemporaneamente, il C. era anche mosso da una curiosità culturale ed erudita, che ci rivelano i suoi molteplici interventi, solo in parte riconducibili all’attività di archivista, mentre le sue numerose letture critiche della coeva produzione storiografica, indicate dalla sua stessa vasta bibliografia, segnalano già l’interesse per argomenti che avranno rilevanza nella sua successiva produzione scientifica: la sfragistica, la storia dell’università di Bologna, la prima età della stampa, il libro manoscritto, la storia della scrittura. In questo ultimo settore dindagine – in cui il C. raggiungerà i risultati maggiori e più nuovi – già il suo primo contributo (Vecchi e nuovi contributi nello studio della paleografia, in La Bibliofilia, L [1948], pp. 4-23) indica una lucidissima coscienza critica nella definizione della autonomia della paleografia e della sua metodologia, ed è stato riconosciuto dagli studiosi come “il saggio metodologico più importante in questo settore degli ultimi cinquant’anni” (Pratesi, Ricordo…, p.116). Si proponeva soprattutto come fondamentale la necessità di definire la terminologia palcografica: scrittura usuale/normale, scritture canonizzate, scritture tipizzate; su queste basi appunto si svilupperà la sua attività, nellintuizione felicissima prima, e nella dimostrazione poi, che la scrittura deve essere studiata in tutte le sue manifestazioni e nel suo processo evolutivo per ricostruire una “storia” della scrittura latina. Questi principi avviavano il superamento non solo della precedente storiografia paleografica, legata alla settorialità delle ricerche anche se di altissimo livello, ma anche della nuova scuola francese (Mallon, Marichal, Perrat, ecc.) – contemporanea del C. – che indicava nella scrittura libraria la sede del cambio grafico della scrittura romana e nel solo mutamento dell’angolo di scrittura la sua ragione (cfr. E. Casamassima-E. Staraz, Varianti e cambio grafico nella scrittura dei papiri latini. Note paleografiche, in Scrittura e civiltà, I[1977], p. 15 n. 11).
La più organica manifestazione delle novita interpretative e metodologiche del C. fu nella Storia della scrittura latina (Bologna 1954-56), a tutt’oggi insuperata. Anche se introdotto con il riduttivo “lineamenti di”, e in forma di dispense dalle “lezioni di paleografia tenute nell’Università di Bologna l’a.a. 1953-54”, il volume è la più ampia e problematica trattazione del mondo grafico dalle origini al XVI secolo – con aperture fino alla scrittura dei nostri giorni – dove, ad esempio, il solo capitolo sulle abbreviazioni ha valore di trattato a sé stante. Si tenga conto che la Storia della scrittura – purtroppo in edizione litografata e con molti errori di stampa – era stata preceduta solo dai corsi universitari sull’origine dell’alfabeto latino e sulla scrittura latina in età arcaica (1948-49), da quelli sulla scrittura capitale (1951-52), dalle Note paleografiche sulla scrittura dei papiri latini dal I al III secolo d.C., in Mem. dell’Acc. delle scienze dell’Ist. di Bologna, classe di scienze morali, s. 5, I (1950, pp. 3-54, e da un intervento di rilievo nell’origine della minuscola carolina (Postilla nuova a un problema paleografico vecchio: l’origine della minuscola carolina, in Nova historia, VII[1955], pp. 9-32). Sono degli anni successivi l’approfondimento dello studio del filone corsivo in età arcaica, lo studio dei papiri ravennati, della scrittura delle cancellerie provinciali. e della formazione della minuscola beneventana. Venivano anche ripresi temi già affrontati, come quelli sul notariato e sullo studio di Bologna (recentemente ripubblicati: Notariato medievale bolognese, I, Scritti di G. Cencetti, Roma 1977), ed i molti interventi nel settore della diplomatica (l’esame delle “notizie dorsali” di alcuni documenti pistoiesi; lo studio della “rogatio” nelle carte bolognesi; l’edizione dei Diplomata episcoporum Bononiensium, 1963),perché i temi più ampi appena ricordati non sono che la naturale conseguenza di una nuova attenzione e considerazione, di un nuovo modo di leggere il documento, soprattutto quello privato. La lezione del C. rimane, nei diversi settori di ricerca affrontati, ma soprattutto in quello archivistico e paleografico, uno dei punti più alti raggiunti dalla metodologia scientifica e senz’altro una delle maggiori acquisizioni dello storicismo italiano; la sua nuova paleografia è un punto di riferimento e di confronto indispensabile nelle analisi generali, ed in quelle settoriali; ed in tal senso le sue ricerche paleografiche hanno tanto condizionato quelle successive da rendere possibile l’identificazione di una, “scuola italiana” anche nei casi di elaborazioni approdate a settori di ricerca, nella storia della scrittura, diversi.

Fonti e Bibl.: Roma, Arch. centr. dello Stato, fasc. personale; Roma, Arch. dell’Univers. degli studi, fasc. A 4222. Una bibliogr. completa degli scritti del C., a cura di P. Supino Martini, è in Miscell. in memoria di G.C., Torino 1973, pp. XI-XXXII. Si vedano poi: L. Sandri, Ricordo di G.C., in Riv. degli Archivi di Stato, XXX(1970), pp. 442-443; G. Plessi, G. C. …, in Culta Bononia, II(1970). pp. 277-85; G. Battelli, G. C., in Studi romani, XVIII(1970), pp. 477 s.; A. Pratesi, Ricordo di G. C., in La scuola nell’Occidente latino dell’Alto Medioevo (15-21 apr. 1971), I, Spoleto 1972, pp. 113-124; Id., G. C., in Miscellanea, cit., pp. VII-IX.

di Massimo Miglio – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 23 (1979)

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