Ezio Franceschini – Biografia

Ezio Franceschini

1906-1983

FRANCESCHINI, Ezio. – Nacque a Villa (dal 1926 Villa Agnedo), in Valsugana nel Trentino, il 25 luglio 1906 da Mario e da Maria Martinelli. Nel corso della prima guerra mondiale, nel 1915 Villa fu occupata dalle truppe italiane; la famiglia del F. lasciò il paese, troppo vicino al fronte, ed emigrò a Bassano Veneto (poi Bassano del Grappa), e successivamente, nel 1916, a Bergamo, dove il F. frequentò i primi anni di ginnasio. Finita la guerra, si stabilì a Rovereto, dove il F. conseguì nel 1924 la maturità classica. Iscrittosi alla facoltà di lettere di Padova, poté frequentare poco le lezioni, impegnato nell’assistenza e nell’insegnamento in collegi per studenti medi a Este; si laureò tuttavia regolarmente, nel 1928, discutendo una tesi con C. Marchesi sul Liber philosophorum moralium antiquorum.
Dopo il servizio militare fu, sempre con il Marchesi, assistente volontario (1931-32); ottenne nel 1934 la libera docenza in letteratura latina del Medioevo e dallo stesso anno al 1951, sempre a Padova, ebbe l’incarico della disciplina. Ma intanto aveva conosciuto A. Gemelli ed accettato, dal 1936, lo stesso incarico anche all’università cattolica del Sacro Cuore di Milano. Qui, bandito il concorso a cattedra per storia della letteratura latina medievale, il primo in assoluto nelle università italiane, il F. risultò primo nella graduatoria nel 1938, ma poté essere chiamato solo l’anno dopo a ricoprire la cattedra, poiché, essendo celibe, lo impediva l’ordinamento universitario, che poco dopo fu tuttavia modificato.
Dopo l’8 sett. 1943 il F. si schierò contro i nazifascisti e organizzò una rete per l’espatrio in Svizzera di ebrei, prigionieri e perseguitati politici. Tra questi fu il comunista Marchesi, che lasciò Padova nel dicembre 1943. Con lui il F. organizzò un’attività di radio-segnalazione ai partigiani, specialmente del Veneto, per aviorifornimenti e per azioni di guerra.
Dopo la Liberazione il F. fu per alcuni mesi facente funzione di rettore dell’università Cattolica di Milano (dicembre 1945-febbraio 1946) e preside della facoltà di lettere (1945-46); ancora preside dal 1953 al 1965 e rettore dal 1965 al 1968, ebbe altri incarichi di grande responsabilità in organismi accademici (dal 1945 al 1969 fu segretario del consiglio di amministrazione dell’università). Dal 1958 al 1966 fece parte del Consiglio superiore della pubblica istruzione.
Scientificamente il F. si era formato alla scuola del Marchesi, ma aveva avuto grande attenzione anche ai problemi dell’erudizione e della filologia, quasi in contrasto con l’atteggiamento critico del suo maestro, come dell’altro suo insegnante, M. Valgimigli. Intendeva il suo lavoro di mediolatinista innanzitutto come un impegno a stabilire con precisione i dati di fatto, erede in questo della grande stagione erudita preidealista, e in particolare modo a stabilire con rigore critico i testi e le attribuzioni (fatto per il Medioevo latino di evidente necessità).
Dopo i primi studi, su cui eccelle quello su R. Grossatesta (in Atti dell’Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, XCIII [1933], pp. 1-138), sono significativi altri per lo più dedicati a manoscritti aristotelici; pubblicò a Milano nel 1938 un gruppo di Studie note di filologia latina medievale dedicati in buona parte alla fortuna di Seneca tragico, di Virgilio e di Terenzio nel Medioevo, secondo una prospettiva di ricerca assai fortunata, quella della fortuna dei classici nel Medioevo. Gli era stato intanto affidato dall’Union académique internationale l’incarico di descrivere i codici delle biblioteche italiane con i testi dell’Aristotele latino, lavoro che costituisce un grande contributo erudito, uscito, a causa della guerra, solo nel 1955. Aveva intanto pubblicato alcune edizioni critiche: Il commento di Nicola Trevet al Tieste di Seneca (Milano 1938), Aetheriae Peregrinatio ad loca sancta (Padova 1940, riedita nel 1958 con R. Weber, Itinerarium Egeriae, in Corpus Christianorum, S. Lat., CLXXV, Turnhout 1958), L’Antifonariodi Bangor (Padova 1941), S. Catherinae Senensis Legenda minor (Siena-Milano 1942), Bonvesini de Ripa Vita scholastica (Padova 1943) e altri minori testi, coprendo un arco di tempo dalla bassa antichità al pieno Medioevo. Nel 1953, insieme con L. Minio Paluello, pubblicò l’edizione della Poëtica di Aristotele (Aristoteles Latinus, XXXIII, De arte poetica…, Bruges), avviata dalla figlia di Valgimigli, Erse, venuta a morte prima di concludere il lavoro. Nel 1947 era stato intanto eletto socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei (fu socio nazionale nel 1959).
Gli importanti e pesanti incarichi accademici e amministrativi avevano poi limitato gli intenti iniziali del F. portandolo su altri interessi culturali, anche se era rimasto fedele al rigore del dato erudito e della filologia testuale. Egli non aveva attuato le ricerche sull’Aristotele latino e l’eredità di altri autori antichi come una mera ricerca di fonti o la registrazione di una presenza, secondo una scelta culturale che egli poteva constatare in molti studi anche tedeschi di quegli anni (per esempio quelli di M. Manitius), quanto piuttosto come momenti di convergenza tra due grandi tradizioni, quella greco-romana e quella cristiana, che venivano a formare con originalità un tempo nuovo, il Medioevo. In questa prospettiva il F. prestò la sua attenzione di studioso e di uomo ad alcune figure e temi del cristianesimo medievale: non solo e tanto alla fortuna medievale della Bibbia e dei Padri, a cui pur dedicò due lezioni alla IX e X settimana di studi spoletana (La Bibbia e i Padri nell’Alto Medioevo, in Il passaggio dall’antichità al Medio Evo, Spoleto 1962, pp. 296-328; e La Bibbia nell’Alto Medio Evo, in La Bibbia nell’Alto Medio Evo, ibid. 1963), ma soprattutto a personaggi-scrittori di primo piano. Tra questi Benedetto da Norcia, anche con studi filologici sul rapporto tra Regula Benedicti e Regula magistri (La polemica sull’originalità della Regola di s. Benedetto, in Aevum, XXIII [1949], pp. 52-72; Il testo della Regula magistri secondo i codici di Parigi, ibid., XXV [1951], pp. 289-304), e poi La questione della Regola di s. Benedetto, in Il monachesimo dell’Alto Medioevo, Spoleto 1957, pp. 221-256, e Bernardo di Clairvaux, con un celebre intervento pro Abelardo al congresso per il centenario della morte nel 1953 (S. Bernardo nel suo secolo, in S. Bernardo. Pubblicazione commemorativa nell’VIII centenario della sua morte, Milano 1954, pp. 14-29), che rivela la sua formazione aristotelico-tomistica. Più a lungo lavorò intorno alla figura e agli scritti di Chiara di Assisi e particolarmente di Francesco di Assisi.
Ma altre tematiche furono dal F. avviate e perseguite. Innanzitutto la storia del teatro mediolatino. Sollecitato dall’amico S. D’Amico, collaborò al periodico da questo diretto, la Rivista italiana del dramma, sin dal 1938, e all’Enciclopediadello spettacolo (1954); si occupò di Rosvita di Gandersheim (I tibicines nella poesia di Hrotsvitha, in Arch. Latinitatis Medii Aevi, 1939, pp. 40-65), tenne a Spoleto, alla II settimana di studi, una lezione sul teatro post-carolingio (Il teatro post-carolingio, in I problemi comuni dell’Europa post-carolingia, Spoleto 1955, pp. 295-312), si accostò al tema del teatro elegiaco; e questo interesse culminò nella pubblicazione di una serie di testi, raccolti nell’antologia Teatro latino medievale(Milano 1960).
Per comprendere il suo atteggiamento religioso, di fede esplicitamente cattolica e romana (si veda il suo Testamento spirituale, nell’antologia del 1986), occorre ricordare che il F. era stato introdotto, da F. Olgiati, conosciuto nel 1929, nell’”Opera della regalità di Cristo” un istituto secolare fondato dal Gemelli, istituto i cui membri, in tutta riservatezza, facevano voto di castità, povertà e obbedienza, come altri ordini religiosi, ma vivevano nel mondo, senza nessuna vita in comune, esercitando un qualsiasi lavoro, obbligandosi tra l’altro a una vita sobria e a versare ai poveri, alla fine di ogni anno, tutto il denaro eventualmente accumulato. Entrato nell’Opera nel 1932, dopo qualche anno, quando l’istituto entrò in crisi, anche per la personalità imperiosa del Gemelli, il F. ne fu eletto presidente (1940) e decise di sciogliere l’Opera per ricostituirla su altra base nel 1942, rimanendone presidente fino al 1970 (e riprendendola per breve tempo nel 1979 alla morte prematura del suo successore G. Brasca). Questo incarico lo mise in rapporto con una molteplicità di persone, lo costrinse a frequenti viaggi e a una continua fittissima opera di consiglio per corrispondenza; è un limite alla conoscenza della sua figura che molti di questi epistolari spirituali non siano più reperibili (ricordiamo che dell’Opera hanno fatto parte tra molti altri G. La Pira e, prima di fondare un proprio istituto, anche G. Lazzati).
Come risulta da numerosi scritti, pubblicati sul bollettino dell’istituto Collegamento – o raccolti in volume da lui stesso (Lettere dalla montagna, Milano 1962) o poi da altri, Linee per una spiritualità secolare (anonimo, ibid. 1970) e Per un impegno evangelico nel mondo(ibid. 1971), poi ripresi in parte con integrazioni e correzioni nel postumo Come tante volte vi ho detto (ibid. 1985) – il F. credette nella durezza dell’ideale cui si ispirava l’Opera; negli ultimi anni egli comprese però i limiti di questa esperienza, percependo come fossero mutate le condizioni socio-storiche e cultural-spirituali in cui anche la Chiesa operava, e riconsiderando in nuova luce, meno rigida se non diversa, la questione del denaro e del sesso, se non quello dell’obbedienza (Vecchiaia: ripensamenti nell’antologia del 1986).
In lui, anche forse per inconscia influenza del cattolicesimo austriaco della sua infanzia, e in linea con le abitudini secolari della gerarchia romana, conviveva un rigido concetto di obbedienza all’autorità ecclesiastica, insieme con un’adesione semplice e spontanea a ciò che gli sembrava autentico, vecchio o nuovo che fosse.
Egli aveva del resto sperimentato in un momento significativo lo scontro tra vecchio e nuovo, quando, eletto rettore nel 1965 della università Cattolica di Milano, si trovò in mezzo alla rivolta studentesca, che proprio a Milano, tra il 1967 e 1968, e anche nella sua università, si era iniziata. Difensore strenuo della legalità e dell’ordine contro ogni forma di violenza, si confrontò, spesso completamente isolato, con gli studenti (M. Capanna, C. Rinaldi e altri), sino a chiamare, per primo in Italia, la polizia all’interno dell’università. Ma ebbe poi il coraggio di riconoscere nel movimento studentesco una profonda e vera esigenza di nuovo (si veda Fui come tutti miope: gli studenti avevano ragione del 1973). Nel luglio del 1968 fu costretto a dimettersi da rettore dalle autorità che reggevano l’università Cattolica di Milano per aver progettato una riforma che teneva conto di alcune istanze studentesche.
Il 13 sett. 1968 il F. fu colpito da una trombosi cerebrale che ridusse notevolmente ogni sua attività, anche quella scientifica. Poté riprendere alcune sue tematiche di ricerca, con brevi contributi, ma si dedicò agli eventi di cui era stato protagonista e ai personaggi con cui in essi era stato coinvolto: innanzitutto al Marchesi, su cui fece uscire una monografia (1978), e poi al Gemelli, su cui scrisse alcuni articoli (editi postumi nel 1984). Per i suoi settant’anni, raccolse in due volumi la parte che riteneva più valida della sua attività scientifica Scritti di filologia latina medievale, Padova 1976 (33 contributi, di cui solo 3 datati a dopo il 1968).
Il F. morì a Padova il 21 marzo 1983.
Il 13 dic. 1987 è stata costituita a Firenze la “Fondazione Ezio Franceschini”, che conserva, donato dalla sorella Anna Maria, il suo patrimonio librario e documentario.
Raccolte di scritti: Scritti di filologia latina medievale, Padova 1976; Uomini e fatti dell’università Cattolica, Padova 1984; Nel segno di Francesco, a cura di F. Casolini – G. Giamba, Assisi 1988; Uomini liberi. Scritti sulla Resistenza, a cura di F. Minuto Peri, Casale Monferrato 1993; L’archivio di E. F. sulla Resistenza. Regesto dei documenti, a cura di F. Minuto Peri, Casale Monferrato 1993.

Fonti e Bibl.: C. Leonardi, E. F. (1906-1983). Scritti, documenti, commemorazioni, testimonianze, Bologna 1986 (alle pp. 739-798 la bibliogr. dei suoi scritti, di 815 numeri). Cfr. inoltre: A cinquant’anni dalla prima cattedra di storia della letter. latina medievale, Firenze 1990; Ricordo di E. F., Padova 1993; E. Franceschini, Limiti e compiti di una nuova disciplina. Profilo letter. del Medioevo latino. Prolusione letta il 18 aprile 1939, rist. anast. con note autografe e il carteggio di studiosi e amici, a cura di C. Leonardi – F. Santi, Spoleto 1993.

di Claudio Leonardi – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 49 (1997)

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