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Fondazione Centro Italiano di Studi Sull'Alto Medioevo
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Fondazione Centro Italiano di Studi Sull'Alto Medioevo Piano prevenzione corruzione Fondazione Centro Italiano di Studi Sull'Alto Medioevo
Fondazione Centro Italiano di Studi Sull'Alto Medioevo
1. OGGETTO E FINALITA’
2. RESPONSABILE DELLA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE
3. INDIVIDUAZIONE ATTIVITA’ CON PIU’ ELEVATO RISCHIO DI CORRUZIONE
4. MISURE DI PREVENZIONE COMUNI A TUTTI I SETTORI A RISCHIO
5. MISURE DI PREVENZIONE RIGUARDANTI TUTTO IL PERSONALE
6. MISURE DI PREVENZIONE E PRINCIPI DI COMPORTAMENTO
7. MISURE DI PREVENZIONE E FORMAZIONE

1. OGGETTO E FINALITA’
Ai sensi della Legge 190/2012 “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione nella pubblica amministrazione” la Fondazione Centro italiano di studi sull’alto medioevo (Fondazione Cisam) adotta il Piano di prevenzione della corruzione, con la funzione di fornire una valutazione del diverso livello di esposizione delle attività al rischio di corruzione e stabilire gli interventi organizzativi volti a prevenire il medesimo rischio. Il concetto di “corruzione” preso in considerazione dal presente documento va inteso in senso lato, ossia come comprensivo di tutte le varie situazioni in cui, nel corso dell’attività amministrativa, si possa riscontrare l’abuso da parte di un soggetto del potere a lui affidato al fine di ottenere vantaggi privati, configurando situazioni rilevanti più ampie della fattispecie penalistica di cui agli artt. 318, 319 e 319 ter c.p., che arrivano ad includere tutti i delitti contro la pubblica amministrazione disciplinati nel Titolo II, Capo I, del Codice penale e i malfunzionamenti dell’amministrazione a causa dell’uso a fini privati delle funzioni attribuite. Scopo del Piano è l’individuazione, tra le attività di competenza della Fondazione, di quelle più esposte al rischio di corruzione e la previsione di meccanismi di formazione, attuazione e controllo delle decisioni idonei a prevenire il rischio di corruzione. Destinatario del presente piano è tutto l’organico della Fondazione. Il presente Piano di prevenzione della corruzione predisposto in attuazione del decreto legislativo n. 39, all’art.1, comma 2, lett. C, viene redatto in forma semplificata, dovendo necessariamente tenere conto di quelle che sono le peculiarità della Fondazione quale ente di diritto privato in controllo pubblico e della esiguità della struttura organizzativa della stessa. Si precisa che gli ambiti di applicazione del presente Piano riguardano tutte le attività della Fondazione: ricerca ed alta formazione, congressi e convegni, editoria scientifica, biblioteca specialistica.

2. RESPONSABILE DELLA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE
Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Cisam nomina, ai sensi dell’art. 1 comma 7 della Legge n. 190 del 2012, il Responsabile della prevenzione della corruzione (R.P.C.). Il Consiglio di Amministrazione, su proposta formulata dal R.P.C, adotta il piano di prevenzione della corruzione nella prima riunione utile dell’anno. Il Piano viene trasmesso, a cura del R.P.C. designato, al Ministero vigilante ai sensi dell’art.12 dello Statuto, al MiBAC Direzione Generale per le biblioteche, gli istituti culturali ed il diritto d’autore e pubblicato sul sito internet della Fondazione. Il Responsabile della prevenzione della corruzione deve: - provvedere alla verifica dell'efficace attuazione del Piano per la prevenzione della corruzione e della sua idoneità; - proporre la modifica del Piano quando sono accertate significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti nell'organizzazione o nell'attività dell'amministrazione; - riferire annualmente sull’attività al Consiglio di Amministrazione, in tutti i casi in cui questo lo richieda o qualora lo stesso Responsabile lo ritenga opportuno; - proporre i contenuti del programma di formazione, elaborando specifiche procedure di formazione, e collaborare con il Presidente della Fondazione nell’individuazione del personale da inserire nei programmi di formazione di cui al comma 11 Legge 190/2012; - verificare lo stato di attuazione del programma di formazione ed individuazione dei contenuti formativi e dei possibili candidati; - procedere alla revisione del regolamento generale di contabilità, già in uso presso la Fondazione, proponendo al Consiglio di Amministrazione eventuali modifiche od integrazioni tese a diminuire il rischio di corruzione nei processi decisionali; - contestare, ai sensi dell’art.15 del D. Lgs 39/2013, all’interessato l’esistenza o l’insorgenza delle situazioni di inconferibilità o incompatibilità di incarichi di cui al decreto stesso.

3. INDIVIDUAZIONE ATTIVITA’ CON PIU’ ELEVATO RISCHIO DI CORRUZIONE
Una delle esigenze a cui il presente Piano deve attendere è l’individuazione delle attività nell’ambito delle quali è più elevato il rischio di corruzione. L’art. 1 comma 16 della Legge 190/2012 procede già ad una prima diretta individuazione, relativamente ai seguenti procedimenti: a) autorizzazione o concessione; b) scelta del contraente per l’affidamento di lavori, forniture e servizi, anche con riferimento alla modalità di selezione prescelta ai sensi del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163; c) concessione ed erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari, attribuzione di vantaggi economici a persone ed enti pubblici e privati; d) concorsi e prove selettive per l’assunzione del personale e progressioni di carriera. Le disposizioni del presente Piano hanno l’obiettivo di abbassare il grado di rischio rispetto a quanto sopra riportato.

4. MISURE DI PREVENZIONE COMUNI A TUTTI I SETTORI A RISCHIO
Tenuto conto dell’assetto organizzativo della Fondazione Cisam, considerata l'entità della struttura, le cui attività sono svolte in completa sinergia fra tutti i soggetti in essa operanti, e visto il regolamento di contabilità, si considerano a basso rischio le azioni amministrative e contabili ad esso collegate. In ogni caso, il Responsabile amministrativo della Fondazione è incaricato di occuparsi della finalizzazione delle decisioni del Cda, impartendo le opportune indicazioni agli uffici, al fine di contrastare il rischio di corruzione. Il Responsabile amministrativo è incaricato, altresì, di monitorare costantemente l’attuazione del regolamento di contabilità già in uso presso l’Ente e di comunicare, con cadenza periodica, al Responsabile della prevenzione della corruzione, circa le attività e i procedimenti a rischio.

5. MISURE DI PREVENZIONE RIGUARDANTI TUTTO IL PERSONALE
Ai sensi dell’art. 35-bis del d.lgs. 165/2001, così come introdotto dall’art. 1, comma 46, della L.190/2012, coloro che sono stati condannati, anche con sentenza non passata in giudicato, per i reati previsti nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale: - non possono fare parte, anche con compiti di segreteria, di commissioni per l'accesso o la selezione a pubblici impieghi; - non possono essere assegnati, anche con funzioni direttive, agli uffici preposti alla gestione delle risorse finanziarie, all'acquisizione di beni, servizi e forniture, nonché alla concessione o all'erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari o attribuzioni di vantaggi economici a soggetti pubblici e privati; - non possono fare parte delle commissioni per la scelta del contraente per l'affidamento di lavori, forniture e servizi, per la concessione o l'erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari, nonché per l'attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere. Il dipendente, sia a tempo indeterminato sia a tempo determinato, è tenuto a comunicare, non appena ne viene a conoscenza, al R.P.C. di essere stato sottoposto a procedimento di prevenzione ovvero a procedimento penale per reati, previsti nel capo I, titolo II del libro secondo del codice penale. Il Responsabile della prevenzione della corruzione cura che nell'ente siano rispettate le disposizioni del decreto legislativo 8 aprile 2013 n.39 sulla inconferibilità e incompatibilità degli incarichi. A tale fine il responsabile contesta all'interessato l'esistenza o l'insorgere delle situazioni di inconferibilità o incompatibilità di cui alla disciplina citata. Ai sensi dell’art. 20 del decreto legislativo 8 aprile 2013 n.39, all'atto del conferimento dell'incarico l'interessato presenta una dichiarazione sulla insussistenza di cause di inconferibilità. Nel corso dell'incarico l'interessato presenta annualmente una dichiarazione sulla insussistenza delle cause di incompatibilità. Tutti i dipendenti dell’ente sono tenuti a dichiarare, mediante specifica attestazione da trasmettersi al R.P.C., la conoscenza e presa d’atto del piano di prevenzione della corruzione pubblicato sul sito istituzionale dell’Ente.

6. MISURE DI PREVENZIONE E PRINCIPI DI COMPORTAMENTO
I destinatari del presente Piano dovranno rispettare, oltre alle disposizioni e procedure aziendali, i principi di comportamento di seguito indicati ed ispirati al D.P.R. 62/2013: - non devono porre in essere quei comportamenti che possano configurare presupposti alle fattispecie di reato di corruzione o che sebbene non costituiscano di per se un’ipotesi di reato, possano potenzialmente diventarlo; - devono evitare di porre in essere qualsiasi situazione di conflitto di interesse nei confronti dell’Ente; - seguire le procedure evidenziate nel regolamento generale di contabilità in uso presso l’Ente; - devono orientare il proprio agire ai principi di economicità, efficienza ed efficacia, seguendo nella gestione delle risorse una logica di contenimento dei costi che non pregiudichi la qualità dei risultati; - non possono offrire o accettare denaro o doni, per sé o per altri, salvo che si tratti di doni o di utilità di modico valore; - nelle richieste o rapporti con la pubblica amministrazione, il personale incaricato non deve cercare di influenzare in alcun modo le decisioni della controparte; - ai consulenti o ai soggetti terzi che rappresentano la Fondazione nei rapporti con la Pubblica Amministrazione si applicheranno le stesse direttive valide per i dipendenti; - nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, la Fondazione non dovrà farsi rappresentare da un consulente o da un soggetto terzo quando si possano creare conflitti di interesse; - i responsabili devono rispettare i principi di trasparenza nell’assunzione delle decisioni aziendali, con particolare attenzione a quelle che hanno impatto sui terzi; - i dipendenti e collaboratori incaricati devono tenere un comportamento corretto, trasparente e collaborativo in tutte le attività finalizzate alla formazione del bilancio e delle altre comunicazioni sociali.

7. MISURE DI PREVENZIONE E FORMAZIONE
I dipendenti della Fondazione che curano le attività individuate a rischio di corruzione saranno destinatari di interventi formativi al fine di riconoscere ed evitare i rischi di fenomeni corruttivi conseguenti l’attività svolta. Il programma di formazione, tenuto conto delle risorse strumentali ed economiche a disposizione, avrà ad oggetto l’approfondimento dei contenuti della Legge 190/2012, nonché l’applicazione delle normative di settore e dei regolamenti interni. Documento adottato dalla Fondazione Cisam con delibera del Cda n. 2 del 10.02.2015
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